Andrea Baruffi - personale - American Way
18 Aprile 2008American waya cura di Valerio Dehò
Padova 9 maggio 08 / 7 giugno 08
Opening venerdì 9 maggio dalle 18.30
Padova 9 maggio 08 / 7 giugno 08
Opening venerdì 9 maggio dalle 18.30
Edward Hopper
L’America di Baruffi è qualcosa che tutti possediamo dentro di noi a livello inconscio. Per questo abbiamo la sensazione del dejà vu, attraversa il nostro nervo ottico e resta nella memoria a cullarsi un bel po’. Sentiamo che sono immagini che ci appartengono anche se magari facciamo fatica a capire dove e come cono entrate e far parte della nostra vita. Attraverso il cinema e la musica, i nord americani hanno conquistato le sinapsi mondiali. Ci hanno “colonizzato l’inconscio” come dice il protagonista di “Nel corso del tempo” di Wim Wenders e continuano a farlo, ma un po’ meno. Baruffi attinge ad un immaginario a cui lui stesso si è nutrito durante la sua vita e il suo lavoro oltreoceano, durante il suo lavoro e comunque grazie al suo desiderio di confrontarsi con quella macchina visiva che è la città americana. Questa è alla fine la vera protagonista della serie di lavori, la città con le sue innumerevoli vite che ci restano attaccate per sempre.
Ma da dove nasce questa memoria? Certamente sappiamo che ci sono state di mezzo altre occasioni per costruirla, oltre alla pittura. Il cinema, quello nero degli anni ’40-’50 in cui gli eroi se andava bene erano angeli dalla faccia porca. Ma anche la letteratura hard boiled ha soffiato sul fuoco di un immaginario che continua a non staccarsi dai nostri occhi. Ma soprattutto la grande città, quella il cui centro storico si chiama down town, che non è proprio la stessa cosa.
Andrea Baruffi è questo che canta con la malinconia di un blues. La città con il suo “rush hour”, con la sua povertà sempre in agguato dietro i cartelloni pubblicitari, con le sue strade infinite e i grattacieli che salgono dove noi non arriveremo mai. La città che vive sempre giorno e notte, che vomita tutti i giorni milioni di persone per strada che vanno a lavorare o a cercare di farlo. La città con le sue oasi verdi, con le sue facce pulite che sembrano provenire da un supplemento domenicali e così infatti è.
Andrea Baruffi, designer, artista e illustratore, con uno stile sobrio, pulito, efficace, illustra un’idea di stile di vita americano inserito nello spettacolo pirotecnico della grande città, della metropoli. Il suo non è uno sguardo nostalgico anche se si avverte un certo affetto per quello che dipinge, una sorta di malinconia di non essere vissuto allora come in un quadro dell’immenso ( e amato) Hopper. La sua è un’arte che sa descrivere e sa cogliere i momenti migliori di un’immagine, il suo focus. L’artista sa anche sviluppare perfettamente le composizioni dei soggetti con punti di fuga, tagli e inquadrature che sanno colpire l’attenzione.
E’ un’arte che arriva diretta, che vuole essere quello che si vede e non vuole fare degli sconti a nessuno. Il sogno americano non esce a pezzi da questi lavori, ma è sempre meno sogno. La vita (americana) sarà pure meravigliosa, ma la fatica è tanta e il sorriso bianchissimo non sempre riesce a mascherare dubbi e difficoltà. L’arte non è propaganda, il suo sguardo è sempre critico, anche quando muove i sentimenti e ricorda la bellezza.
Allora questi quadri vanno guardati come una serie di riflessioni sul tempo, sul fatto che trascorre inevitabilmente, ma che comunque, come sosteneva un esperto come Marcel Proust, il “passato è un paese felice” . Anche il lato non scintillante della società americana diventa qualcosa di diverso se viene rappresentato. Anzi possiamo dire che la vita quotidiana diventa quasi epica in una società così competitiva e veloce. Forse non è un caso che il cinema, il grande cinema, ci abbia costruito sopra un’epopea. Così la scelta di Baruffi è proprio quella di diventare un cantore di un tempo che così forse non c’è mai stato, ma che comunque così viene ricordato. Del resto si tratta di una memoria di secondo livello, fa già parte di una sfera narrativa: cinema, arte, letteratura, musica e proprio per questo si tratta di un riflesso culturale ineliminabile ( e perché poi dovrebbe esserlo?).
Ma pensandoci bene ogni artista dipinge se stesso, anche quando sembra che si occupi di nature morte o di quello che accade all’angolo della strada. Baruffi fa lo stesso sembra che s’ interessi a delle vecchie scene di vita metropolitana, ma, in effetti, vi riflette se stesso, quello che avrebbe voluto non solo vedere ma soprattutto essere. L’arte ci dà questa possibilità che per alcuni può essere illusione, per altri ha invece a che fare con il piacere di spostarsi nel tempo e nello spazio, di moltiplicare le proprie vite, aggiungendo tempo al tempo. In questo modo l’artista si dà la possibilità di immaginarsi qualcosa che è visione e silenzio, di dare un senso alle proprie intime impressioni, spostandosi verso direzioni diversamente inaccessibili: portando anche noi, per qualche momento.
Valerio Dehò

PAOLO TROILO
“CONTA FINO A DIECI”
a cura di Luca Beatrice
ANNA BREDA ARTE CONTEMPORANEA
da giovedì 13 marzo a sabato 5 aprile
via S. Francesco, 35 - Padova
info@annabreda-arte.com
orari:
da martedì a sabato 10.00 – 13.00/ 16.00 – 19.30
ingresso libero
Inaugurazione: giovedì 13 marzo ore 18.30
Dopo il grande successo milanese, arriva a Padova la prima personale di Paolo Troilo. L’inaugurazione è prevista per giovedì 13 marzo dalle 18.30 da Anna Breda Arte Contemporanea, la galleria sempre attenta a proporre gli artisti più innovativi del panorama internazionale accanto a quelli emergenti.
Paolo Trilo ovvero l’artista che ritrae sempre se stesso. E per farlo, sfrutta il proprio corpo fino in fondo. Le tele restano perlopiù bianche; con il solo utilizzo delle dita l’artista sparge il colore in modo pastoso per creare la sua figura. Momenti e pose differenti, attraverso le quali è possibile cogliere l’emergere di uno stato di dolore, angoscia o rabbia. Unico medium, lo schermo di una telecamera che Troilo tiene simultaneamente nella mano sinistra, utilizzato come uno specchio attraverso cui guardare se stesso.
Il titolo della personale, come spiega Luca Beatrice, deriva dalla difficoltà del soggetto di adeguarsi a quelli che Freud definisce “eventi traumatici”. Quando ci sembra di non riuscire più a reggere, quando vorremmo gettare la maschera, allora, ci hanno insegnato a contare fino a dieci, a prendere tempo. Ci obbliga il cosiddetto sociale, le convenzioni, il buon senso. Per nascondere la sofferenza e asciugare le lacrime, evitando reazioni tanto inopportune quanto autentiche, perché il mondo ci vuole giovani, belli, in forma, abbronzati e soprattutto sorridenti. Così noi viviamo, impotenti dinnanzi al dolore nostro, infastiditi da quello degli altri, inadeguati comunque nei confronti di quella che chiamiamo realtà.
L’autoritratto serve a Troilo per trasporre sulla tela la propria condizione esistenziale.
Da Anna Breda Arte Contemporanea in mostra circa 20 opere recenti, anche di grandi dimensioni.
Catalogo in mostra.
L’artista sarà presente all’inaugurazione

Dal 4 dicembre al 15 gennaio, nello show room di via San Francesco, accanto alle opere degli artisti permanenti in galleria, il pubblico potrà apprezzare pezzi originali dei designer contemporanei più di grido.
Suggestive idee d’autore per un regalo di classe. “Ho iniziato in via Altinate con la prima galleria d’arte, poi è stata la volta di quella in via delle Piazze, ora sono qui, in via San Francesco”: Anna Breda ha aperto il suo terzo spazio espositivo, l’”Anna Breda Arte Contemporanea”.
L’inaugurazione dell’8 novembre ha riunito attorno a lei gli amici, i conoscenti, i galleristi, le persone che da anni la conoscono per la serietà e la professionalità con cui porta avanti il discorso dell’arte in città.
Dal 4 dicembre al 15 gennaio, nello show room di via San Francesco, accanto alle opere degli artisti permanenti in galleria, il pubblico potrà apprezzare pezzi originali dei designer contemporanei più di grido: ”ho scelto artisti viventi italiani e stranieri- ha detto la gallerista- tutto ciò che presento è frutto di severa selezione”. Esposti infatti, oggetti unici, a serie limitata da regalare o regalarsi per le prossime festività, firmati Giovanni Casellato, Giulio Martini, Gabriella Bottacin, James di Marco, le lampade di Ocilunam; raffinata la selezione delle opere di Antonio Tamburro, Giuseppe Biasio, Friederich Eigner, Margherita Lipinska.
Il nome di Anna Breda è una garanzia di qualità, stile ed eleganza: chi entra nella galleria d’arte che porta il suo nome, respira l’atmosfera piacevole che Anna Breda ha saputo creare; chi entra, si trova subito a suo agio, perchè Anna Breda ha ideato un percorso tra le cose belle, tra i quadri, i disegni, gli oggetti dell’arte contemporanea, quella con la A maiuscola.

A Padova, nel nuovo spazio di via S. Francesco 35, le opere di quattro grandi artisti.
“LA DONNA VISTA DAGLI ARTISTI” inaugura da Anna Breda Arte Contemporanea.
Opere pittoriche e scultoree, figurative ed astratte e proposte uniche di design d’autore
Giovedì 8 novembre alle ore 18 Anna Breda Arte Comtemporanea, la galleria di via San Francesco 35 a Padova apre il nuovo spazio espositivo per inaugurare la mostra “La donna vista dagli artisti”.
Per presentare la nuova galleria, Anna Breda ha scelto di ospitare la mostra sulla donna vista con lo sguardo dell’artista maschile. I quattro artisti che espongono le loro “visioni” sono: Antonio Tamburro, Maurizio Biondi, Hyena e Marco Tamburro.
Anna Breda Arte Contemporanea, infatti, è la galleria specializzata in artisti del terzo millennio con una particolare attenzione ai giovani talenti emergenti grazie alla collaborazione con le migliori gallerie sul territorio nazionale. La mostra sulla donna rappresenta per la galleria un momento di incontro con i propri clienti e amici dopo il trasferimento nel nuovo e prestigioso spazio in via S. Francesco 35.
Presenterà l’inaugurazione Gianluca Versace, giornalista di Canale Italia, che modererà gli interventi tra gli artisti e il pubblico presente, sulle opere.
Antonio Tamburro rappresenta attraverso la figura femminile i risvolti della nostra società: la solitudine, le malinconie, la corsa al consumismo; particolarmente interessante la sua rappresentazione delle città attraverso colorati manifesti pubblicitari con donne – icone della bellezza, belle donne assopite davanti ad uno schermo, caffè fumosi pieni di gente che non comunica, ma rimane estraniata dai propri pensieri.
Le figure di Maurizio Biondi che si ergono da fondi scuri, costringono all’introspezione. Per l’artista, infatti, il nero non è un colore, ma la rappresentazione dell’inconscio da cui emerge la bellezza, il fascino, la luce. Il nero è anche il luogo di ciò che è nascosto e che non si vuole mostrare. Nelle luci e nelle ombre di un volto e di una schiena femminile si nascondono geroglifici dell’anima, emblemi dello spirito e lamenti del sentire.
Il lavoro di Hyena invita a una riflessione sulla bellezza femminile e sul concetto stesso di bellezza. Ogni donna rappresenta un canone di bellezza, niente di assoluto, ma un valore che cambia a seconda dei tratti delle singole donne. A volte sono le parti meno visibili del corpo femminile che enfatizzano il mistero della femminilità. Corpi che sprigionano l’energia che li rende irresistibili, vivi e carichi di mistero. Le opere di Hyena sono il risultato di un’integrazione da antico e moderno: la fotografia accostata ad antiche tecniche di restauro oppure brani di giornale e inserti calligrafici antichi.
L’occhio di Marco Tamburro è come un obiettivo fotografico che coglie frammenti di vita metropolitana. Figure angosciate dal ritmo del tempo, dalla velocità alienante delle città, il tutto inserito in un contesto incredibilmente aggressivo. La donna di Marco Tamburro è una donna moderna, dinamica, forte; una figura in un moto incessante di macchine, mezzi tecnologici, cartelloni pubblicitari.
Invito all’inaugurazione della mostra “LA DONNA VISTA DAGLI ARTISTI”

Antonio Tamburro, Artista Testimonial del 90° Giro d’Italia e ideatore dell’immagine della Maglia Rosa, sarà presente all’inaugurazione della Personale, il 2 Giugno ‘07, presso la prestigiosa ed accogliente Azienda Vinicola - Casali Isola Augusta.
L’evento sarà così organizzato:
ore 19.00 Presentazione al chiosco con degustazione vini.
ore 20.30 Cena con la presenza dell’Artista presso il Ristorante dell’Azienda Vinicola ” La Trattoria “.
Alcuni accenni sull’Azienda.
L’Azienda Agricola ” Isola Augusta “ è ubicata nella zona DOC Friuli Latisana, nel comune di Palazzolo dello Stella. La Tenuta, immersa nel verde della Riviera Friulana a ridosso di Lignano Pineta, famosa località balneare, si estende su una superficie di 74 ettari di cui 50 coltivati a vigneto e 2 a olivi.
Nel centro aziendale si trovano il Chiosco per la degustazione e l’acquisto dei vini DOC e stuzzicanti specialità locali, ” La Trattoria “ per gustare i piatti tipici della cucina friulana in particolare il pesce, le Cantine di vinificazione ed invecchiamento dello Champenoise.
Sono inoltre a disposizione 10 nuovi appartamenti agrituristici dove poter trascorrere una rilassante vacanza immersa nel verde.
Per ulteriori info :393 6770463
Per la cena, gradita la prenotazione: 0431 586283.
L’esposizione delle opere del Maestro,in permanenza dal 2 Giugno al 30 Giugno 2007.

Luca Artioli è nato a Milano nel 1963.
Nel 2000 abbandona il lavoro nel mondo finanziario per seguire la sua particolarissima vocazione di “luce” e poesia.
La sua originale ricerca fotografica e poetica tende a svelare il forte connubio tra le tensioni dell’uomo e quelle della natura.
La lettura che dà dell’ambiente che lo circonda mostra gli aspetti più celati della terra ma ugualmente ricchi di forme straordinarie e uniche. Visioni e luci colgono le emozioni legate ad esempio al bianco di Luna, ai campi dell’Anima, al segno dell’Acqua.
Dopo essersi dedicato per anni alla lettura del “territorio”, Luca Artioli rivolge ora la sua appassionata ricerca anche al volto umano, al nudo e a foto d’arte che realizza utilizzando una tecnica particolare.
In pochi anni Artioli pubblica numerosi libri editi da Mondadori, alcuni dei quali tradotti in diverse lingue e presenti anche all’estero.
Realizza infine importanti mostre fotografiche in note gallerie d’arte sia in Italia che all’estero.
Tra le più importanti presentazioni e mostre fotografiche:
1998. Mostra fotografica al Palavobis di Milano “I volti di Rajasthan” in occasione del Convegno Internazionale per le celebrazioni del 50 anniversario della morte di Gandhi.
Mostra fotografica alla Galleria Giovenzana di Milano curata da Lanfranco Colombo.
1999. presentazione del volume “Val Gardena- emozioni di un millennio” a Bolzano con allestimento mostre fotografiche presso il Centro Culturale Claudio Trevi e la Casa della Cultura.
2000. Mostra fotografica “Camminando quasi sulla neve” con Enzo Spadon presso la Galleria Morone di Milano.
2001. Mostra fotografica presso il Museo Civico di Storia Naturale.
Mostra fotografica “Bianco di luna” presso la libreria Rizzoli in Galleria Vittorio Emanuele II.
Mostra fotografica “Ecuador e le isole Galapagos, oltre gli orizzonti del non tempo”.
2002. Collettiva dal titolo “Le Mani- strumenti di vita artefici dell’Arte”organizzazione e promozione artistica D’Ars, Milano.
2003. Mostra fotografica “Rinascenza Blu” alla Galleria Antonio Battaglia Arte Contemporanea a Milano.
In mostra al teatro Olmetto di Milano. La mostra è stata poi portata in India, a Bombay presso la prestigiosa galleria Hacienda Art Gallery con il Patrocinio del Consolato Generale d’Italia.
2004. Mostra fotografica e presentazione del libro “I campi dell’anima – Soul Fields”a Milano alla Libreria Internazionale Ulrico Hoepli.
2005. Presentazione del nuovo libro “India Colori di Vita” presso l’Auditorium San Fedele di Milano.
2006. Mostra fotografica “Galapagos” presso il Castello medioevale dell’Oasi Sant’Alessio (PV).
Mostra fotografica “mare aperto, blu, rosso, forse sogno” presso la galleria D’Arte Laurin di Santa Margherita Ligure – Portofino.

Sentimento del vero.
Torino, Palazzo Bricherasio, Via Lagrange, 20
Fino al 10 giugno 2007
Orari: Lunedì 14.30-19.30; da Martedì - Domenica 9.30-19.30; Giovedì e Sabato 9.30-22.30
www.palazzobricherasio.it
Milano, Fondazione Antonio Mazzotta - Foro Bonaparte, 50
Fino al 29 aprile 2007
Orario: 10.00-19.30; Martedì e Giovedì 10.00-22.30; (chiuso Lunedì). Per informazioni tel. 02.878197
informazioni@mazzotta.it
www.mazzotta.it

La Donna. E’ a lei che l’artista Maurizio Biondi, da sempre impegnato ad affinare una tecnica pittorica elegante ed accurata, guarda con gli occhi di un amante per coglierne la sensualità e lo spirito.
Partito da un ritratto iperrealista del proprio violino, e consacrando a questo tema molti dipinti, è arrivato oggi a donare la sua dedizione alla figura femminile, di cui il violino era un simbolo, nella forma e nei contenuti.
L’artista si è reso ricettivo, naturale predisposizione del femminino, per entrare nella “valle” (verrebbe da dire, tra le curve del violino) dove regna la bellezza, che è per sua natura equilibrata, simmetrica, senza spigoli, rotonda.
Guardando ad un volto o ad una schiena di Maurizio Biondi, ripercorriamo con lo sguardo ogni linea e ogni sfumatura che il pennello dell’artista ha colto senza fretta alcuna.
Dipinte ad olio e in monocromo, o talvolta in tonalità pastello, queste figure sono sospese tra la materialità ed il sogno, nella bellezza ed unicità della loro solitudine.
Sono “presenze”, al confine tra due mondi, immobili eppure in cammino tra l’essere e il divenire, come ci mostrano i confini pittorici poco nitidi da cui prendono vita il bagliore intenso di uno sguardo o la particolare luce del frammento di un volto.
A volte i dipinti sono solo frammenti, pezzi, parti; siamo noi, con i nostri codici, che andiamo a cercare gli occhi dove non sono dipinti, a cercare le bocche fuori dallo spazio concesso dalla tela. Siamo noi che ricostruiamo mentalmente ciò che non vediamo, ciò che solo la nostra memoria conosce. Così un frammento diventa opera finita solo sotto lo sguardo dell’osservatore, e la parte in ombra di un viso diventa la mappa in cui cercare ogni riferimento in grado di cercare e trovare noi stessi. Continua »