FABIO GIAMPIETRO “METROMORFOSI”

4 Dicembre 2008

“ METROMORFOSI “

Padova dal 6 Novembre al 29 Novembre
INAUGURAZIONE
GIOVEDI’ 6 novembre ore 18.30

Gotham City: è questa la location che sembra fare da sfondo, o meglio da protagonista, alle opere di Fabio Giampietro.
E’ una città che si sviluppa su più piani, vertiginosa e di forte impatto, composta quasi esclusivamente da altissimi grattacieli e perennemente invasa da una specie di nebbia che rende tutto più misterioso.
Nella sua opera è fortemente presente il tentativo di stimolare lo spettatore ad osservare il mondo e nel caso specifico la METROPOLI da un nuovo punto di vista.

La pittura di Fabio Giampietro crea grattacieli, città, spazi, vita apparentemente assente, che aleggia tra le architetture divenendone protagonista.

E’ un viaggio “sopraelevato” tra le arterie della Metropoli, raccontando la storia di chi cammina e vive con i piedi per terra, pensando e sognando però oltre il limite codificato. Infatti gli sfondi tetri e bui che l’artista rappresenta non sono fondali negativi come può sembrare al primo sguardo, ma simboleggiano la salvezza, la ricostruzione dopo quella che sembrava la fine: gli uomini sono sopravvissuti e la città è ancora in piedi, anzi ora è più potente e “presente” di prima.
Il messaggio che l’artista ci vuole inviare con le sue rappresentazioni di Metropoli apparentemente tutte uguali è un messaggio di RISCATTO: un riscatto che sta per compiersi grazie alla speranza.

Il simbolo del quale Fabio Giampietro si avvale è lo “sky line”, la nostra Babele contemporanea, desiderio di innalzarsi oltre i limiti umani, fino a raggiungere, o almeno a intravedere, la divinità. Giampietro oltre al brivido dell’altitudine, vuole farci osservare il quotidiano circostante con un insolito occhio: quello della sensibile capacità di emozionarsi davanti alla meraviglia della vita e di ciò che l’uomo stesso è riuscito a creare: i Grattacieli … L’indagine messa in atto da Giampietro nell’ultima produzione artistica, conduce l’occhio di chi guarda oltre il semplice vedere e lo stimola ad addentrarsi nei meccanismi della rappresentazione. La città diviene forma vitale, assume sembianze umane, perchè la città è vita.

Ecco che l’artista ci conduce anche in un giro panoramico sulla grande ruota o dentro il brivido delle montagne russe di Coney Island che, come dice Woody Allen, sono state il grande sogno americano, l’illusione di un mondo meraviglioso in cui tutti sarebbero stati felici. 

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GIUSEPPE BIASIO- IN VIAGGIO DA OCCIDENTE A ORIENTE

6 Ottobre 2008

Galleria “La Rinascente”, 20 settembre – 18 ottobre 2008
VERNICE: venerdì 19 settembre ore 11.00
INAUGURAZIONE: venerdì 19 settembre ore 18.00

L’Assessorato alle Politiche Culturali del Comune di Padova dedica una mostra a Giuseppe Biasio, artista padovano curioso, affascinato dalla vita, sperimentatore di luoghi e costumi, viaggiatore instancabile.
Non si può capire l’arte di Giuseppe Biasio senza collocarla nell’ambito delle ricerche stilistiche europee ed americane degli anni cinquanta–sessanta, quando il New Dada e la Pop Art, raccogliendo l’eredità di Cubismo e Futurismo, che avevano già sperimentato l’impiego di materiali extra pittorici e polimaterici, elaborano un nuovo linguaggio utilizzando segni e immagini replicati dai mezzi della comunicazione di massa e oggetti di consumo quotidiano inglobati in modo inedito attraverso il colore, che, come nei famosi combine-paintings di Robert Rauschenberg, diventa elemento collante e di fusione tra pittura e scultura.
Nato a Padova, ma cittadino del mondo, egli ha presto trovato nella pittura il suo principale strumento espressivo. Attento conoscitore dell’arte del nostro passato e in particolare di Caravaggio, che resterà un suo costante riferimento, partecipa e vive la sua contemporaneità senza assoggettarsi a manifesti e a programmi, ma guardando e interpretando liberamente le correnti artistiche del tempo; osserva con interesse artisti come Cornell, Bacon, Burri, Schnabel e Schifano anche se sarà con Rauschenberg, conosciuto a Venezia nella Biennale del ’64, che entrerà in particolare empatia. Anche in Biasio infatti vi è l’esigenza di utilizzare oggetti tratti dal mondo reale, di inglobarli nella sua pittura densa, fatta di macchie, colature e grumi, creando personalissimi assemblaggi e collages; frammenti di giornali, pagine di vecchi libri, lastre di piombo, plastiche, slogans strappati a muri scrostati, corde o cartoni, gesso, sassi vengono mimetizzati o enfatizzati e, tra colori, smalti, lacche e solfati, luci di porpora e spruzzi di foglia d’oro, diventano autonomo linguaggio, sistema segnico, aspetto fondamentale della composizione. L’oggetto dismesso, il rifiuto, recuperato e nobilitato, si fa documento, cenno biografico, sunto narrativo, rivelando un forte potenziale estetico che viene colto ed esibito e trasformandosi quindi in cultura visiva.
Nelle sue opere l’artista restituisce visibilità a materiali poveri e ad oggetti d’uso ormai scartati, consunti, buttati, ma carichi di esperienze vissute, di impulsi e significati affettivi, che egli recupera, conserva e propone quali documenti. Così i piombi, le corde, i cartoni e i catrami rappresentano elementi fisici primari, sostanziali e forti il cui uso riporta crudamente al rapporto uomo e realtà mentre sigle, parole e numeri ricordano il cammino intellettuale dell’uomo, la civiltà urbana che è, da un lato, conquista e crescita, ma dall’altro annullamento, alienazione, violenza e solitudine.

«E’ una società che conosce soltanto il presente e non ha pietà per ciò che non serve più… l’artista non può che manipolare il passato, riutilizzare i rifiuti» afferma Giulio Carlo Argan; ma in Biasio non si avverte quel senso di sconforto che emerge da queste parole: la sua opera trasmette entusiasmo e la voglia di dare nuova vita alle cose, interpretando materia e spazio in maniera autonoma e libera da condizionamenti e sovrastrutture, nel desiderio di raccontare il mondo senza il frastuono e il sovrapporsi di troppe voci e inutili e parole.

La mostra è curata da Mirella Cisotto Nalon e Alessandra Possamai Vita ed è stata organizzata con la preziosa collaborazione di Anna Breda.
In occasione della mostra è stato realizzato un catalogo edito da Editoriale Programma.

Biografia e opere di Giuseppe Biasio

GIUSEPPE BIASIO. IN VIAGGIO DA OCCIDENTE A ORIENTE. Padova, Galleria “La Rinascente” - piazza Garibaldi, 20 settembre – 18 ottobre 2008. Orario: 10.00-20.00, lunedì 13.00-20.00; domenica chiuso. Ingresso libero. Per informazioni: Settore Attività Culturali - Servizio Mostre tel. 049 8204528 / e-mail: infocultura@comune.padova.it   -   http://padovacultura.padovanet.it

Ulteriori informazioni, aggiornamenti e immagini http://padovacultura.padovanet.it/stampa

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ANTONIO TAMBURRO - ICONE DI STILE

6 Ottobre 2008

25 settembre – 18 ottobre 2008
Inaugurazione giovedì 25 settembre ore 19.00

La mostra di Antonio Tamburro “Icone di Stile“ riflette in pieno l’innovazione e l’evoluzione pittorica del maestro che come sempre riesce a infondere nei suoi  quadri una grande forza espressiva e comunicativa. Il colore rimane il protagonista indiscusso, ma in queste opere emerge con una maggiore energia per via delle ampie campiture e pennellate più sciolte che  rendono  i quadri ancora più suggestivi ed immediati. In queste ultime opere si percepisce oltre ad una sempre più evidente sintesi pittorica, frutto di un’ attrazione inconscia verso l’astrattismo, anche un nuovo modo di costruire la scena del quadro e di raccontare la figura umana: lo si nota dagli svariati volti femminili che occupano l’intero spazio del quadro in primo piano, inseriti di sbieco, di profilo o in movimento, colte in espressioni sfuggevoli, sensuali, eleganti e peccaminose; dalle scene confuse e sovrapposte di affollate metropoli,a  spiagge e periferie che sembrano venir fuori da un fotogramma. Grazie alla sua maestria nell’uso del colore nei segni dinamici e pennellate materiche , ANTONIO TAMBURRO riesce a dare vita  a nuove  e molteplici forme apparentemente nate dalla casualità del gesto ma invece originate dalla sua grande sensibilità nell’ osservazione della realtà. In questa serie di quadri gli  atteggiamenti e le espressioni sono amplificati, così da far risaltare non più soltanto la figura femminile, incessante icona di stile e di sensualità innata (come suggerisce il titolo della mostra) ma anche quei particolari… emblemi di fascino e seduzione, come il frutto del peccato.

Antonio Tamburro nasce nel 1948 ad Isernia. Frequenta l’Accademia di Belle Arti a Napoli seguendo i corsi del Prof. Giovanni Brancaccio e nel 1968 si trasferisce a Roma e conclude gli studi all’Accademia di Belle Arti diretta da Franco Gentilini.
Nel 1978 viene chiamato ad insegnare alla scuola d’Arte di Spoleto. Nel 1981 lascia definitivamente l’insegnamento per dedicarsi esclusivamente alla pittura. Il 1988 lo vede al seguito del Giro d’Italia su invito del Comitato Organizzatore, per realizzare un ciclo di dipinti sul tema delle corse ciclistiche esposto poi nelle città toccate dalle tappe..
Tre anni dopo, una sua mostra personale dal titolo “Le Giuliette di Tamburro” viene allestita nei suggestivi spazi della Casa di Giulietta a Verona.
Lo stesso anno Tamburro espone in Germania, ad Amburgo e a Toronto. Nel gennaio del 2000 una serie di sue opere sono esposte alla rassegna “Art Miami 2000”.
Recentemente ha esposto a Berlino, Londra e Vienna.
Nel 2006 realizza per la Gazzetta dello Sport il logo della maglia rosa, simbolo del novantesimo giro d’Italia. Attualmente sta lavorando ad un ciclo di opere per i Campionati Mondiali di ciclismo.

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Andrea Baruffi - personale - American Way

18 Aprile 2008
ANDREA BARUFFI

American waya cura di Valerio Dehò

Padova 9 maggio 08 / 7 giugno 08

Opening venerdì 9 maggio dalle 18.30

Andrea Baruffi - American Way

18 Aprile 2008
CREDO DI NON AVER MAI CERCATO DI DIPINGERE LA “SCENA AMERICANA”; IO CERCO DI DIPINGERE ME STESSO”

Edward Hopper

L’America di Baruffi è qualcosa che tutti possediamo dentro di noi a livello inconscio. Per questo abbiamo la sensazione del dejà vu, attraversa il nostro nervo ottico e resta nella memoria a cullarsi un bel po’. Sentiamo che sono immagini che ci appartengono anche se magari facciamo fatica a capire dove e come cono entrate e far parte della nostra vita. Attraverso il cinema e la musica, i nord americani hanno conquistato le sinapsi mondiali. Ci hanno “colonizzato l’inconscio” come dice il protagonista di “Nel corso del tempo” di Wim Wenders e continuano a farlo, ma un po’ meno. Baruffi attinge ad un immaginario a cui lui stesso si è nutrito durante la sua vita e il suo lavoro oltreoceano, durante il suo lavoro e comunque grazie al suo desiderio di confrontarsi con quella macchina visiva che è la città americana. Questa è alla fine la vera protagonista della serie di lavori, la città con le sue innumerevoli vite che ci restano attaccate per sempre.

Ma da dove nasce questa memoria? Certamente sappiamo che ci sono state di mezzo altre occasioni per costruirla, oltre alla pittura. Il cinema, quello nero degli anni ’40-’50 in cui gli eroi se andava bene erano angeli dalla faccia porca. Ma anche la letteratura hard boiled ha soffiato sul fuoco di un immaginario che continua a non staccarsi dai nostri occhi. Ma soprattutto la grande città, quella il cui centro storico si chiama down town, che non è proprio la stessa cosa.

Andrea Baruffi è questo che canta con la malinconia di un blues. La città con il suo “rush hour”, con la sua povertà sempre in agguato dietro i cartelloni pubblicitari, con le sue strade infinite e i grattacieli che salgono dove noi non arriveremo mai. La città che vive sempre giorno e notte, che vomita tutti i giorni milioni di persone per strada che vanno a lavorare o a cercare di farlo. La città con le sue oasi verdi, con le sue facce pulite che sembrano provenire da un supplemento domenicali e così infatti è.

Andrea Baruffi, designer, artista e illustratore, con uno stile sobrio, pulito, efficace, illustra un’idea di stile di vita americano inserito nello spettacolo pirotecnico della grande città, della metropoli. Il suo non è uno sguardo nostalgico anche se si avverte un certo affetto per quello che dipinge, una sorta di malinconia di non essere vissuto allora come in un quadro dell’immenso ( e amato) Hopper. La sua è un’arte che sa descrivere e sa cogliere i momenti migliori di un’immagine, il suo focus. L’artista sa anche sviluppare perfettamente le composizioni dei soggetti con punti di fuga, tagli e inquadrature che sanno colpire l’attenzione.

E’ un’arte che arriva diretta, che vuole essere quello che si vede e non vuole fare degli sconti a nessuno. Il sogno americano non esce a pezzi da questi lavori, ma è sempre meno sogno. La vita (americana) sarà pure meravigliosa, ma la fatica è tanta e il sorriso bianchissimo non sempre riesce a mascherare dubbi e difficoltà. L’arte non è propaganda, il suo sguardo è sempre critico, anche quando muove i sentimenti e ricorda la bellezza.

Allora questi quadri vanno guardati come una serie di riflessioni sul tempo, sul fatto che trascorre inevitabilmente, ma che comunque, come sosteneva un esperto come Marcel Proust, il “passato è un paese felice” . Anche il lato non scintillante della società americana diventa qualcosa di diverso se viene rappresentato. Anzi possiamo dire che la vita quotidiana diventa quasi epica in una società così competitiva e veloce. Forse non è un caso che il cinema, il grande cinema, ci abbia costruito sopra un’epopea. Così la scelta di Baruffi è proprio quella di diventare un cantore di un tempo che così forse non c’è mai stato, ma che comunque così viene ricordato. Del resto si tratta di una memoria di secondo livello, fa già parte di una sfera narrativa: cinema, arte, letteratura, musica e proprio per questo si tratta di un riflesso culturale ineliminabile ( e perché poi dovrebbe esserlo?).

Ma pensandoci bene ogni artista dipinge se stesso, anche quando sembra che si occupi di nature morte o di quello che accade all’angolo della strada. Baruffi fa lo stesso sembra che s’ interessi a delle vecchie scene di vita metropolitana, ma, in effetti, vi riflette se stesso, quello che avrebbe voluto non solo vedere ma soprattutto essere. L’arte ci dà questa possibilità che per alcuni può essere illusione, per altri ha invece a che fare con il piacere di spostarsi nel tempo e nello spazio, di moltiplicare le proprie vite, aggiungendo tempo al tempo. In questo modo l’artista si dà la possibilità di immaginarsi qualcosa che è visione e silenzio, di dare un senso alle proprie intime impressioni, spostandosi verso direzioni diversamente inaccessibili: portando anche noi, per qualche momento.

Valerio Dehò

Andrea Baruffi - The American Way -

Paolo Troilo - Conta fino a dieci

10 Marzo 2008

PAOLO TROILO

CONTA FINO A DIECI”

a cura di Luca Beatrice

ANNA BREDA ARTE CONTEMPORANEA

da giovedì 13 marzo a sabato 5 aprile

via S. Francesco, 35 - Padova

info@annabreda-arte.com

www.annabreda-arte.com

orari:

da martedì a sabato 10.00 – 13.00/ 16.00 – 19.30

ingresso libero

Inaugurazione: giovedì 13 marzo ore 18.30

Dopo il grande successo milanese, arriva a Padova la prima personale di Paolo Troilo. L’inaugurazione è prevista per giovedì 13 marzo dalle 18.30 da Anna Breda Arte Contemporanea, la galleria sempre attenta a proporre gli artisti più innovativi del panorama internazionale accanto a quelli emergenti.

Paolo Trilo ovvero l’artista che ritrae sempre se stesso. E per farlo, sfrutta il proprio corpo fino in fondo. Le tele restano perlopiù bianche; con il solo utilizzo delle dita l’artista sparge il colore in modo pastoso per creare la sua figura. Momenti e pose differenti, attraverso le quali è possibile cogliere l’emergere di uno stato di dolore, angoscia o rabbia. Unico medium, lo schermo di una telecamera che Troilo tiene simultaneamente nella mano sinistra, utilizzato come uno specchio attraverso cui guardare se stesso.

Il titolo della personale, come spiega Luca Beatrice, deriva dalla difficoltà del soggetto di adeguarsi a quelli che Freud definisce “eventi traumatici”. Quando ci sembra di non riuscire più a reggere, quando vorremmo gettare la maschera, allora, ci hanno insegnato a contare fino a dieci, a prendere tempo. Ci obbliga il cosiddetto sociale, le convenzioni, il buon senso. Per nascondere la sofferenza e asciugare le lacrime, evitando reazioni tanto inopportune quanto autentiche, perché il mondo ci vuole giovani, belli, in forma, abbronzati e soprattutto sorridenti. Così noi viviamo, impotenti dinnanzi al dolore nostro, infastiditi da quello degli altri, inadeguati comunque nei confronti di quella che chiamiamo realtà.

L’autoritratto serve a Troilo per trasporre sulla tela la propria condizione esistenziale.

Da Anna Breda Arte Contemporanea in mostra circa 20 opere recenti, anche di grandi dimensioni.

Catalogo in mostra.

L’artista sarà presente all’inaugurazione

Paolo Troilo

Nuovo spazio della gallerista Anna Breda.

17 Gennaio 2008

Dal 4 dicembre al 15 gennaio, nello show room di via San Francesco, accanto alle opere degli artisti permanenti in galleria, il pubblico potrà apprezzare pezzi originali dei designer contemporanei più di grido.
Suggestive idee d’autore per un regalo di classe. “Ho iniziato in via Altinate con la prima galleria d’arte, poi è stata la volta di quella in via delle Piazze, ora sono qui, in via San Francesco”: Anna Breda ha aperto il suo terzo spazio espositivo, l’”Anna Breda Arte Contemporanea”.
L’inaugurazione dell’8 novembre ha riunito attorno a lei gli amici, i conoscenti, i galleristi, le persone che da anni la conoscono per la serietà e la professionalità con cui porta avanti il discorso dell’arte in città.
Dal 4 dicembre al 15 gennaio, nello show room di via San Francesco, accanto alle opere degli artisti permanenti in galleria, il pubblico potrà apprezzare pezzi originali dei designer contemporanei più di grido: ”ho scelto artisti viventi italiani e stranieri- ha detto la gallerista- tutto ciò che presento è frutto di severa selezione”. Esposti infatti, oggetti unici, a serie limitata da regalare o regalarsi per le prossime festività, firmati Giovanni Casellato, Giulio Martini, Gabriella Bottacin, James di Marco, le lampade di Ocilunam; raffinata la selezione delle opere di Antonio Tamburro, Giuseppe Biasio, Friederich Eigner, Margherita Lipinska.
Il nome di Anna Breda è una garanzia di qualità, stile ed eleganza: chi entra nella galleria d’arte che porta il suo nome, respira l’atmosfera piacevole che Anna Breda ha saputo creare; chi entra, si trova subito a suo agio, perchè Anna Breda ha ideato un percorso tra le cose belle, tra i quadri, i disegni, gli oggetti dell’arte contemporanea, quella con la A maiuscola.

LA DONNA VISTA DAGLI ARTISTI

8 Novembre 2007

La donna vista dagli artisti

A Padova, nel nuovo spazio di via S. Francesco 35, le opere di quattro grandi artisti.

 

LA DONNA VISTA DAGLI ARTISTI” inaugura da Anna Breda Arte Contemporanea.

 

Opere pittoriche e scultoree, figurative ed astratte e proposte uniche di design d’autore

 

Giovedì 8 novembre alle ore 18 Anna Breda Arte Comtemporanea, la galleria di via San Francesco 35 a Padova apre il nuovo spazio espositivo per inaugurare la mostra “La donna vista dagli artisti”.

Per presentare la nuova galleria, Anna Breda ha scelto di ospitare la mostra sulla donna vista con lo sguardo dell’artista maschile. I quattro artisti che espongono le loro “visioni” sono: Antonio Tamburro, Maurizio Biondi, Hyena e Marco Tamburro.

Anna Breda Arte Contemporanea, infatti, è la galleria specializzata in artisti del terzo millennio con una particolare attenzione ai giovani talenti emergenti grazie alla collaborazione con le migliori gallerie sul territorio nazionale. La mostra sulla donna rappresenta per la galleria un momento di incontro con i propri clienti e amici dopo il trasferimento nel nuovo e prestigioso spazio in via S. Francesco 35.

Presenterà l’inaugurazione Gianluca Versace, giornalista di Canale Italia, che modererà gli interventi tra gli artisti e il pubblico presente, sulle opere.

Antonio Tamburro rappresenta attraverso la figura femminile i risvolti della nostra società: la solitudine, le malinconie, la corsa al consumismo; particolarmente interessante la sua rappresentazione delle città attraverso colorati manifesti pubblicitari con donne – icone della bellezza, belle donne assopite davanti ad uno schermo, caffè fumosi pieni di gente che non comunica, ma rimane estraniata dai propri pensieri.

Le figure di Maurizio Biondi che si ergono da fondi scuri, costringono all’introspezione. Per l’artista, infatti, il nero non è un colore, ma la rappresentazione dell’inconscio da cui emerge la bellezza, il fascino, la luce. Il nero è anche il luogo di ciò che è nascosto e che non si vuole mostrare. Nelle luci e nelle ombre di un volto e di una schiena femminile si nascondono geroglifici dell’anima, emblemi dello spirito e lamenti del sentire.

Il lavoro di Hyena invita a una riflessione sulla bellezza femminile e sul concetto stesso di bellezza. Ogni donna rappresenta un canone di bellezza, niente di assoluto, ma un valore che cambia a seconda dei tratti delle singole donne. A volte sono le parti meno visibili del corpo femminile che enfatizzano il mistero della femminilità. Corpi che sprigionano l’energia che li rende irresistibili, vivi e carichi di mistero. Le opere di Hyena sono il risultato di un’integrazione da antico e moderno: la fotografia accostata ad antiche tecniche di restauro oppure brani di giornale e inserti calligrafici antichi.

L’occhio di Marco Tamburro è come un obiettivo fotografico che coglie frammenti di vita metropolitana. Figure angosciate dal ritmo del tempo, dalla velocità alienante delle città, il tutto inserito in un contesto incredibilmente aggressivo. La donna di Marco Tamburro è una donna moderna, dinamica, forte; una figura in un moto incessante di macchine, mezzi tecnologici, cartelloni pubblicitari.

Invito all’inaugurazione della mostra “LA DONNA VISTA DAGLI ARTISTI”

La donna vista dagli artisti

2 Giugno ‘07. Personale ANTONIO TAMBURRO, Artista testimonial del 90° Giro d’Italia

8 Maggio 2007

Antonio Tamburro, Artista Testimonial del 90° Giro d’Italia e ideatore dell’immagine della Maglia Rosa, sarà presente all’inaugurazione della Personale, il 2 Giugno ‘07, presso la prestigiosa ed accogliente Azienda Vinicola - Casali Isola Augusta.
L’evento sarà così organizzato:
ore 19.00 Presentazione al chiosco con degustazione vini.
ore 20.30 Cena con la presenza dell’Artista presso il Ristorante dell’Azienda Vinicola ” La Trattoria “.
Alcuni accenni sull’Azienda.
L’Azienda Agricola ” Isola Augusta “ è ubicata nella zona DOC Friuli Latisana, nel comune di Palazzolo dello Stella. La Tenuta, immersa nel verde della Riviera Friulana a ridosso di Lignano Pineta, famosa località balneare, si estende su una superficie di 74 ettari di cui 50 coltivati a vigneto e 2 a olivi.
Nel centro aziendale si trovano il Chiosco per la degustazione e l’acquisto dei vini DOC e stuzzicanti specialità locali, ” La Trattoria “ per gustare i piatti tipici della cucina friulana in particolare il pesce, le Cantine di vinificazione ed invecchiamento dello Champenoise.
Sono inoltre a disposizione 10 nuovi appartamenti agrituristici dove poter trascorrere una rilassante vacanza immersa nel verde.
Per ulteriori info :393 6770463
Per la cena, gradita la prenotazione: 0431 586283.

L’esposizione delle opere del Maestro,in permanenza dal 2 Giugno al 30 Giugno 2007.

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LUCA ARTIOLI fotografo e poeta

8 Maggio 2007


Luca Artioli è nato a Milano nel 1963.

Nel 2000 abbandona il lavoro nel mondo finanziario per seguire la sua particolarissima vocazione di “luce” e poesia.

La sua originale ricerca fotografica e poetica tende a svelare il forte connubio tra le tensioni dell’uomo e quelle della natura.

La lettura che dà dell’ambiente che lo circonda mostra gli aspetti più celati della terra ma ugualmente ricchi di forme straordinarie e uniche. Visioni e luci colgono le emozioni legate ad esempio al bianco di Luna, ai campi dell’Anima, al segno dell’Acqua.
Dopo essersi dedicato per anni alla lettura del “territorio”, Luca Artioli rivolge ora la sua appassionata ricerca anche al volto umano, al nudo e a foto d’arte che realizza utilizzando una tecnica particolare.

In pochi anni Artioli pubblica numerosi libri editi da Mondadori, alcuni dei quali tradotti in diverse lingue e presenti anche all’estero.

Realizza infine importanti mostre fotografiche in note gallerie d’arte sia in Italia che all’estero.
Tra le più importanti presentazioni e mostre fotografiche:
1998. Mostra fotografica al Palavobis di Milano “I volti di Rajasthan” in occasione del Convegno Internazionale per le celebrazioni del 50 anniversario della morte di Gandhi.

Mostra fotografica alla Galleria Giovenzana di Milano curata da Lanfranco Colombo.

1999. presentazione del volume “Val Gardena- emozioni di un millennio” a Bolzano con allestimento mostre fotografiche presso il Centro Culturale Claudio Trevi e la Casa della Cultura.

2000. Mostra fotografica “Camminando quasi sulla neve” con Enzo Spadon presso la Galleria Morone di Milano.

2001. Mostra fotografica presso il Museo Civico di Storia Naturale.

Mostra fotografica “Bianco di luna” presso la libreria Rizzoli in Galleria Vittorio Emanuele II.

Mostra fotografica “Ecuador e le isole Galapagos, oltre gli orizzonti del non tempo”.

2002. Collettiva dal titolo “Le Mani- strumenti di vita artefici dell’Arte”organizzazione e promozione artistica D’Ars, Milano.

2003. Mostra fotografica “Rinascenza Blu” alla Galleria Antonio Battaglia Arte Contemporanea a Milano.

In mostra al teatro Olmetto di Milano. La mostra è stata poi portata in India, a Bombay presso la prestigiosa galleria Hacienda Art Gallery con il Patrocinio del Consolato Generale d’Italia.

2004. Mostra fotografica e presentazione del libro “I campi dell’anima – Soul Fields”a Milano alla Libreria Internazionale Ulrico Hoepli.

2005. Presentazione del nuovo libro “India Colori di Vita” presso l’Auditorium San Fedele di Milano.

2006. Mostra fotografica “Galapagos” presso il Castello medioevale dell’Oasi Sant’Alessio (PV).

Mostra fotografica “mare aperto, blu, rosso, forse sogno” presso la galleria D’Arte Laurin di Santa Margherita Ligure – Portofino.

 

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